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XXXV Convegno missionario


Recanati, 5 settembre 2021 – Fra Luigi Coppari ha avuto il compito di dare la nota spirituale della convocazione di quest’anno, tratteggiando l’eccelsa paternità di San Giuseppe, sposo di Maria. Tra le tante presenze di amici, volontari e sostenitori, grande gioia ha suscitato quella di Yohannes Ganta, testimone autentico di amore e servizio nel progetto “Adozioni a distanza in Etiopia”.
di Giuseppe Pacini


Il tema di riflessione per questo XXXV Convegno era già proposto nel titolo: «San Giuseppe modello e guida per incontrare e donare Gesù». Relatore della giornata è stato fra Luigi Coppari, missionario cappuccino in Benin da oltre venti anni. Ripercorrendo la storia, gli scritti, le riflessioni sullo sposo di Maria, fra Luigi ci ha accompagnato a comprendere come si possa avere “un cuore di Padre” e cosa significhi essere “uomini giusti”.
“San Giuseppe è per noi cristiani, dopo e con Maria – afferma fra Luigi –, il modello migliore, la guida più sicura per conoscere, incontrare e donare Gesù”.
Scorrendo la lettera Patris corde di papa Francesco, fra Lugi ha voluto sottolineare tutti gli aspetti della paternità di Giuseppe: dalla tenerezza all’obbedienza, dal coraggio creativo all’accoglienza; la nostra missione è infatti anche questo. La fede si rende operosa mediante la carità, dice l’apostolo Paolo, e per amare incondizionatamente l’altro, tanto da dedicare la nostra vita al suo servizio, è assolutamente necessario sentirsi amati. Dio ci ama infatti con tenerezza, ci ama attraverso e nonostante le nostre debolezze, anche quando non ci sentiamo adatti o pronti per fare qualcosa di grande, anche quando pensiamo di non avere abbastanza talenti; il Signore agisce tramite le nostre vite proprio perché siamo strumenti viventi del suo amore. D’altronde non ci vengono mai chieste cose impossibili ed è stato molto interessante quando fra Luigi, citando Martin Luther King, ha spiegato come il servizio diventi per noi uomini una nuova norma di grandezza. «Se vuoi essere importante, benissimo! Se vuoi essere grande, straordinario! Ma ricorda e riconosci che ognuno di noi può essere grande. Ognuno può servire. Non occorre avere un diploma per servire. Basta solo avere un cuore grande, pieno di grazia e di amore». Forse dovremmo iniziare a guardare il mondo da una prospettiva diversa – continua fra Luigi –. La frenesia, le insicurezze e le nostre debolezze ci spingono a credere che ogni cosa, persino l’amore di Dio, debba essere meritato. Prenderci cura del prossimo, chiunque ed ovunque esso sia, ci permette di riconciliarci con la nostra storia, di andare oltre il nostro ragionamento, di togliere una parte del nostro io per lasciar spazio all’alterità. Anche Adamo accolse Eva togliendo una parte da sé. In una società ingiusta e poco solidale sembra veramente fondamentale riuscire a trasmettere uno slancio missionario”.


Se è vero, come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, che il mondo è stato creato “in stato di via” (n. 302), cioè che noi uomini siamo collaboratori della realizzazione finale e perfetta della creazione, allora dovremmo tutti collaborare affinché il mondo diventi un posto migliore per tutti. E noi allora cosa aspettiamo? Alla fine del suo intervento, fra Luigi, citando Papa Francesco, ci ha lasciato proprio questa provocazione: “Cosa possiamo fare per rispondere alla chiamata del Signore?”.
Il Convegno, in effetti, ha sempre avuto anche questo grande finalità: dare voce alle testimonianze di persone che, attraverso la loro vita, cercano di curare le ferite del mondo. Tra i primi ad intervenire, il sindaco di Recanati Antonio Bravi ha sottolineato la sana collaborazione con i frati, e il suo entusiasmo nel vedere le tante attività svolte nel convento che, oltre ad essere un luogo di animazione missionaria, offre anche un servizio all’intera comunità cittadina. “Grazie anche ai volontari – afferma – si può sperimentare una sana spinta di convivenza sociale e civile, non solo con chi vive nel nostro stesso Paese, ma anche e soprattutto con i sofferenti del mondo”.


Il Convegno è continuato con l’ascolto di testimonianze dal Benin e dall’Etiopia, per apprendere ciò che è stato fatto in questi ultimi anni e le esigenze primarie di questo tempo difficile e incerto per tutti. Fra Francesco, responsabile del Segretariato di Recanati, ha presentato brevemente i vari progetti di solidarietà realizzati nelle missioni affidate ai Cappuccini delle Marche, dove si cerca di far conoscere Cristo rispondendo al mandato: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15).
Fra Casimir, da poco stabilitosi a Recanati per lavorare a tempo pieno nel Segretariato, ha letto la lettera scritta da fra Thomas Tohou, referente in Benin dei progetti di solidarietà; fra Thomas ha ringraziato per il sostegno finora ricevuto e ha spiegato come i vari progetti del Benin – l’orfanotrofio di Djeffa, il progetto dei “bambini spaccapietre”, tutti gli altri progetti – inizino a portare buoni frutti, nonostante le grandi difficoltà causate della pandemia. Altro aspetto molto positivo, afferma invece fra Giulio Pierani, è l’impatto attrattivo dell’annuncio del Vangelo nella vita di molti ragazzi: le vocazioni, infatti, sono in aumento e c’è una voglia sempre crescente di intraprendere il percorso di formazione all’interno dell’Ordine. Anche fra Giampiero Cognigni, intervenendo con un video per raccontare il suo primo anno di missione, conferma il vero entusiasmo per i tanti giovani che “la provvidenza di Dio ci sta donando”.


Presente al Convegno anche il Ministro provinciale dell’Etiopia, fra Gebrewold Gebretsadik, che ha ringraziato tutti per il sostegno che fino ad ora è arrivato, segno di una splendida collaborazione con i fratelli marchigiani, e frutto di una sempre più grande comunione.
In coda all’evento ci sono stati i vari saluti e le testimonianze dei tanti collaboratori dei nostri progetti. Anche di questo vive il nostro Segretariato missionario!
È stato così presentato il progetto “Un Chicco di Vita” che, grazie ad una raccolta fondi sostanziosa da parte di Stefania, Pierpaolo e Matilde – in ricordo del loro piccolo Francesco – permetterà di costruire un asilo all’interno dell’orfanotrofio di Djeffa, per garantire la prima alfabetizzazione di oltre 40 bambini.
Una gioia immensa è stata per tutti vedere per la prima volta qui in Italia il responsabile delle adozioni a distanza in Etiopia, Yohannes Ganta, che, accompagnato dal nostro amato Wondesen Assefa (direttore del centro Smiling Children Town), ha raccontato di come i missionari cappuccini, nella persona di Mons. Domenico Marinozzi, gli abbiano salvato la vita e permesso di riprenderla in mano, dopo le enormi sofferenze con le quali ha dovuto convivere fin da giovane. Entrambi hanno ringraziato fra Francesco per tutto quello che ha donato in questi anni. “Che Dio possa ricompensarvi in cielo per tutto il bene che avete fatto su questa terra”: questo è l’augurio con il quale Yohannes ha ringraziato tutti.


Une bella condivisione è stata anche quella di Riccardo Verolo che, con il suo progetto “Ties for Africa”, cerca di sostenere progetti per migliorare lo stato di istruzione in Africa, devolvendo il ricavato della vendita di una delle sue linee di cravatte, dandoci così una testimonianza di come anche il lavoro possa essere messo a servizio dell’evangelizzazione. “Nelle missioni – conclude Riccardo – ho trovato una famiglia che è stata la mia salvezza”.
C’è stato spazio anche per i giovanissimi Matteo e Edoardo, due ragazzi che la scorsa estate ci hanno sempre aiutato, con l’entusiasmo e con il sorriso, a svolgere il nostro progetto di accoglienza e di ristorazione denominato “La Cucina del Convento”. Per Edoardo è stato un modo per capire il senso profondo del volontariato; per Matteo, invece, è stato uno stimolo che lo ha avvicinato alla Chiesa. Anche attraverso un’attività apparentemente poco “spirituale”, in definitiva, può passare un annuncio che cambia il modo con cui i giovani ci guardano. Per concludere, prima della celebrazione presieduta dal Ministro provinciale fra Sergio Lorenzini, è stato tributato un caro ricordo al nostro “Abba Gino”, venuto a mancare proprio lo scorso anno: un missionario generoso che ci ha sempre accompagnato durante i nostri viaggi e che è stato per noi davvero modello e guida. •

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