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Io la vite, voi i tralci


La pur dolorosa interruzione della presenza dei Frati Cappuccini a Jesi, iniziata nel 1540 circa, obbliga ad una riflessione evangelica e al senso che essa potrebbe avere nella logica del Signore. Una giovane parrocchiana tenta questa lettura.
di Benedetta Dui


Domenica 23 agosto, nella parrocchia San Pietro Martire di Jesi, abbiamo ufficialmente salutato i Frati Cappuccini che, prendendo atto della crisi delle vocazioni che affligge anche il loro Ordine e interpretando sapientemente i segni dei tempi, hanno scelto, non senza rammarico, di lasciare la parrocchia. Durante la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo don Gerardo Rocconi, siamo stati più volte chiamati a rinnovare la fiducia in Dio che “scrive dritto su righe storte”, e vogliamo essere certi che, nella comunione fraterna e nella preghiera, riusciremo a restare uniti ai nostri fratelli cappuccini e loro a noi, seppur geograficamente lontani. In particolare, fra Giansante Lenti andrà a servire il convento di Ascoli Piceno, fra Benedetto Giacobbi si sposterà al convento di Macerata, fra Giuseppe Bruschi al convento di Fermo e fra Mario Capriotti al convento di Camerino.


Se da un lato questo allontanamento ci fa soffrire tutti, comunità parrocchiale che resta e frati che partono, dall’altro possiamo lasciarci illuminare e confortare da una Buona Notizia scritta per noi, affinché diventiamo sempre più familiari con la logica di Dio. In questo caso specifico, il Vangelo di Giovanni (Gv 15,1-5) ci viene in soccorso:
«Io sono la vite vera e il padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla».
Questa Parola sembra svelarci che il motto del Signore, anche a seguito di una potatura, è: “Fidatevi di me, ché il meglio deve ancora venire!”. Quando nella nostra vita, Dio Padre “prende le forbici” e ci taglia e toglie qualcosa o qualcuno a cui teniamo, a cui siamo affezionati, quando viviamo dei cambiamenti che non vorremmo, che non abbiamo chiesto e giustamente ne soffriamo, abbiamo immediatamente l’atteggiamento del rifiuto: “No, a queste condizioni io non ci sto”. E non pensiamo quasi mai che invece, attraverso quella potatura, Dio ci stia preparando un regalo più grande. A volte la nostra mentalità un po’ frenata ci fa pensare che non abbia senso potare qualcosa che già dà un po’ di frutto e non ci va di lasciare la via vecchia per la nuova. Ma il Signore ci pota lo stesso perché ragiona meglio di noi e ci ama troppo per lasciarci mediocri: ci vede al massimo delle nostre potenzialità, che forse non abbiamo ancora completamente sfruttato e ci invita a credere in un di più, in una gioia maggiore e più piena, in un “più frutto”, appunto.
Qual è l’atteggiamento giusto per affrontare una potatura? Ce lo rivela Gesù: «Rimanete in me e io in voi». Questo è tutto quello che ci chiede il Signore in quanto noi siamo tralci e possiamo anche essere stati potati per portare più frutto, ma se poi ci stacchiamo e non restiamo abbracciati alla nostra vite, quella potatura è stata inutile, perché senza Cristo non possiamo fare nulla. Il Signore ci promette un “più frutto” realizzabile nella misura in cui restiamo radicati in Lui.
Questa è l’occasione che abbiamo per rinnovare la nostra fiducia in Dio che vede molto più lontano di noi, e che compie meraviglie. Preghiamo il Signore affinché rafforzi la nostra fede e ci conceda occhi svegli, attenti, pronti a riconoscere il “più frutto” che la Sua Parola ci ha annunciato e promesso! Grazie dal profondo del cuore ai Frati Cappuccini per questo stupendo tratto di strada percorso insieme alla comunità jesina, con l’augurio che possiamo proseguire il cammino nella luce e nell’ascolto di Colui che ci ha fatti incontrare! •

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